TO DO 06/04/2016

Parte settima

Il successo dell’architettura nel mondo 1998-2000

 

Il mondo decostruito

La mostra del decostruttivismo a New York

Nel novembre del 1888  New York si apre una mostra dal titolo “Decostructivist architecture” che ha come ispiratore Philip Jhonson e a cui partecipano Peter Eisenman, Zaha Hadid, Frank Ghery, Bernard Tchumy, Daniel Libeskind e Rem Koolhaas. La mostra ottiene un gran successo e sembra preannunciare l’arrivo di un nuovo stile che Jonson considerava necessario per mantenere in tensione l’architettura nel mondo del business. Muore il Post-modern e nasce il Decostruttivismo le cui opere architettoniche si intrecciano con importanti cambiamenti geopolitici mondiali.

Linee e frecce. Il lavoro di Daniel Libeskind

In questi anni spicca la figura di Daniel Libeskind, architetto di origini polacche, che si forma a New York dove negli anni 80, instaura una relazione con Peter Eisenman. Sempre in questo periodo realizza una serie di congegni, macchine astratte che inizia a calare gradualmente nelle sue architetture. Alla fine degli anni 80 realizza una proposta per il city edge, a Berlino,in cui inserisce l’idea di layer.Sempre a Berlino realizza il suo capolavoro: il museo ebraico che irrompe come una lenea spezzata compressa e slanciata come una freccia verso l’infinito.

Metafora costruita e nominata. Il museo Kiasma di Holl

Negli anni 80 il sociologo Toffler sostiene che dopo una fase della storia umanacaratterizzata dal possesso e dalla produzione di beni agricoli e una fase determinata dal modello di produzione industriale, si è arrivati in una terza fase caratterizzata dall’informazione a cui l’architettura inizia a plasmarsi. Per capire la centralità la centralità della comunicazione nell’architettura, opera chiave è il museo Kiasma di Steven Holl che nasce nel 1947 e traferitosi a New York, negli anni 80 inizia la sua carriera da architetto. Holl sostiene che il progetto debba ispirarsi ad esperienze dirette ed  inizia ad avvcinarsi alle teorie di Luis Kahn, in quanto anche lui cerca un via che leghi il perché di un’opera al suo farsi. Elemento chiave nel suo lavoro è la comunicazione insieme ad uno stretto rapporto tra pieni e vuoti. Il museo del Kiasma, che viene a completare il disegno di Aalto per le sponde del lago Kamppi, è costiutito da due corpi intersecati : un rettilineo e uno che si arcua avvolgendolo.

Potsdammer Platz e la ricerca della mixité

Gli anni 90 vedono l’affermarsi di una società post-industriale in cui il centro propulsore è rappresentato dai luoghi del terziario. Due questioni assumono importanza: la prima riguarda le grandi aree industriali dismesse che permettono di dare nuova vita a questi luoghi contemporanei; la seconda ruota invece intorno al rapporto tra architettura e natura. Tali questioni trovano la loro sintesi nel progetto di Potsdammer Platz con cui Renzo Piano vince il concorso indetto a Berlino nel 1992. Piano abbraccia e contribuisce a sviluppare concetti molto rilevanti in questi anni, come il concetto di mixité e quello di anti-zonning. Per il suo progetto Piano coinvolge altri architetti come Arata Isozaki, Rodgers, Kolhoff. L’opera viene inaugurata nel 1998  dando il via alla rinascita di Berlino.

Parigi e Barcellona. Il lavoro di Miralles e Pinos

In questi anni molte città (Londra, Parigi, Mosca, New York, Barcellona) entrano in competizione per affermare il proprio potere economico e la capacità di attrarre visitatori e residenti. A Parigi spiccano progetti come l’arco della Defence, il museo del Louvre di Ming Pei, il teatro dell’Opera della Bastiglia, l’istituto del mondo arabo e il parco della Villette. Insieme a Parigi anche Barcellona rilancia la propria architettura sfruttando l’uscita della Spagna dal franchismo e le olimpiadi del 1992. In questo contesto spiccano le figure di Miralles e Pinos. Il loro primo progetto è il municipio di Hostalets nei pressi di Barcellona, la cui ricerca formale viene ripresa nel centro di tiro con l’arco di Barcellona. Sempre per le olimpiadi relizzano una pensilina lungo la strada del villaggio olimpico. Opera che esprime la loro idea di interscambio tra architettura e paesaggio è il cimitero di Igualada realizzato tra il 1991 e il 1995.

Nuove scoperte

Santiago Calatrava

Calatrava nasce a Valencia nel 1951, dopo il diploma alla scuola di arte si laurea in architettura e compie a Zurigo un dottorato in ingegneria civile. Nel 1984 vince giovanissimo il concorso per la stazione di Stadelhofen a Zurigo che lo proietta nel panorama internazionale. Mentre per architetti-ingegneri come Nervi e Morandi, l’espressività delle strutture è l’arrivo di un’impostazione matematico scientifica, per Calatrava calcolo e tecniche sono necessità di approfondimento di una vocazione artistica: l’ingegneria e l’arte del possibile. Tema chiave nell’opera di Calatrava è il movimento che si riflette nel suo amore per le strutture vegetali e si ritrova in opere come il museo Milwaukee e il parco delle scienze a Valencia.

Rem Koolhaas

Altro architetto che si forma attraverso più discipline è Rem Koolhaas che negli anni 70 partecipa all’attività dell’Institute of Architecture and Urban Studies di Peter Eisenman. Nel 1977 pubblica un libro chiave nel suo lavoro,”Delirious in New York”, che fornisce anche le premesse al programma architettonico del suo studio OMA. La frammentazione, il simbolismo, il surrealismo e l’esperienza di Rob Venturi formano pe Koolhaas una sceneggiatura discontinua. Alla base della sua lettura urbana vi è il principio sommatorio e additivo che dal capitale economico si trasmette alle regole formative della città. Nel 1995 scrive “S, M, L, XL” che ottiene grande successo. Una delle sue prime opere è la casa dell’Ava a Parigi che si basa su principi compositivi che staccano i vari corpi e le parti del programma che sono i medesimi che usa per il Masterplan di Euralille. Con lo stesso approccio realizza la sala di danza di Amsterdam e la sala multimediale di Utrecht. Opera che assume grande rilevanza è la casa Floriac a Bordeaux che realizza per un portatore di handicap motorio.

Nuove trasparenze

Negli anni 90 emergono due opere interessanti. La prima è la fondazione Cartier a Parigi di Jean Nouvelle in cui si fa ampio ampio uso di vetro e trasparenze;  il gioco degli schermi fluttuanti nei diversi effetti decorativi e illusionisti è il cuore di questo progetto. La seconda opera è la cabina di manovre ferroviarie a Basilea di Herzog e De Meuron che si presenta come un volume scatolare, il cui principale tema è quello della pelle.

Spazi nuovi

In questi anni l’architettura non nasce più come elemento nuovo, ma si incunea e si ramifica nelle preesistenze; un esempio è il centro La Fresnoy di Tschumi: una sorta di Bouhouse del XXI secolo. In questo progetto tema centrale è lo spazio interstiziale che Tschumi ottiene sovrapponendo ai vecchi capannoni industriali una copertura metallica che li unisce in un unico spazio.

Temi di progettazione in Peter Eisenman

Blurring

In questi anni assumono una posizione centrale due architetti americani: Frank Gehry e Peter Eisenman che dà finalmente una risposta innovativa al problema del movimento nell’architettura. Eisenman scopre il cosiddetto Blurring con cui organizza il suo nuovo di progettare. Il Blurring consiste in una serie di sovrapposizioni della figura in cui i singoli movimenti  si accavallano l’un l’altro. Questa tecnica fa la sua prima comparsa a casa Guardiola, disegnata sul movimento ondulatorio di una L. Altro progetto interessante su cui lavora è il centro delle arti a Cincinnati, in cui riorganizza gli spazi esistenti ed edifica nuove attrezzature. Anche qui tutto il progetto si muove secondo la tecnica del blurring.

Rebstok Park. Plasmare la città

Altro progetto su cui vale la pena soffermarsi è il progetto urbano per il quartiere residenziale di Rebstok Park che contiene alcuni elementi chiave del pensiero di Eisenman, come quello della piegatura, dell’innesto e della riduzione o allargamento. In questo progetto Eisenman applica il concetto di tessuto e di griglie ordinatrici, rafforzandoli con la propria idea dei tracciati urbani. Utilizza tre tracciati tra loro diversi che entrano in tensione; si hanno linee ondeggianti e sempre variabili che creano sempre nuovi scorci.

Spazio sistema in Frank Gehry

Danze d’architettura

Le architetture di Frank Gehry sono concepite come una scena teatrale, in cui i volumi sembrano ballare e muoversi. Sono scene animate anche senza fruitori, gli spazi sollecitano a vivere, a conoscere. Ne è un esempio la biblioteca Goldwin ad Holliwood. Il progetto è concepito come uno schema simmetrico: una grande navata al centro e le ali di lettura ai lati. All’interno vige la luce e la relazioe tra gli spazi.

Traiettorie nello spazio

Dopo il Pritzker, vinto nel 1989, Gehry si concentra su nuovi importanti cantieri come il museo Vitra, l’auditorium Disney e il museo di Bilbao. Si apre in Gehry il rapporto con la scultura e in particolare con le opere di Boccioni, che iniziano a concretizzarsi nel museo Vitra in Germania. Edificio a pianta quadrata in cui tutti i volumibaccessori si incastano l’uno sull’altro.

Auditorium Disney

Nell’auditorium Disney come nel museo di Bilbao tutto è un elogio delle superfici curve che si intrecciano e intersecano le une sulle altre. Lo spazio centrale ospita l’auditotium, la cui forza plastica è demandata agli spazi accessori che possono essere moltiplicati e spostati con grande flessibilità.

Un’opera chiave

Opera chiave nel lavoro di Frank Gehry è il museo di Bilbao, una delle opere più importanti della fine del XX secolo. L’idea principale del progetto è la concatenazione dei corpi che si intrecciano l’uno sull’altro, articolando lo spazio in un grande atrio, tre livelli di gallerie, un corpo ascensore e vari corpi espositivi. Questa struttura è concepita come una vera e propria cattedrale; dal punto di vista sociale, il museo ha preso il posto delle chiese come condensatore sociale. Con una concezione di spazio sistema, il Guggenheim si oppone all’idea di spazio organoctipica ti buona parte del 900. Nello spazio organo lo spazio  si conforma rispetto alla funzione, mentre nello spazio sistema l’edoficio si basa su scelte indipendenti ltra loro, che si muovono e si influenzano sinergicamente a creare l’opera complessiva.